Mini contratti di sviluppo per la filiera automotive: 300 milioni per innovazione, componentistica e riconversione industriale

Fondo Automotive 2026

Il MIMIT apre lo strumento dei mini contratti di sviluppo alle imprese della filiera auto: fino al 75% di copertura tra fondo perduto e finanziamento agevolato, programmi da 5 a 20 milioni di euro, valutazione in ordine cronologico di arrivo. La data di apertura dello sportello sarà fissata da un decreto direttoriale: il momento per costruire il progetto è adesso.

Cosa prevede il decreto del 7 settembre

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha destinato 300 milioni di euro alla filiera dell’automotive attraverso lo strumento dei mini contratti di sviluppo. Il decreto, firmato il 7 settembre 2026 dal ministro Adolfo Urso, dà attuazione al DPCM 10 giugno 2026, che ha ripartito le risorse del Fondo Automotive tra gli Accordi per l’innovazione e questa nuova linea dedicata agli investimenti produttivi di taglia media.

L’obiettivo dichiarato è accompagnare la trasformazione del settore: transizione verde, tecnologie per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa e sicura, riconversione industriale delle imprese della componentistica. I 300 milioni rientrano in un pacchetto più ampio per il comparto, tra sostegno alla domanda e all’offerta, del valore di 1,3 miliardi di euro attinti dal Fondo Automotive.

La taglia dei programmi finanziabili è il punto che rende questo strumento diverso dai contratti di sviluppo ordinari: una forbice tra 5 e 20 milioni di euro si adatta molto meglio alla capacità di investimento della componentistica, il segmento oggi più esposto agli effetti indiretti dei tagli produttivi dei grandi costruttori europei.

I numeri in sintesi

ElementoDato
Dotazione complessiva300 milioni di euro
Spese ammissibili del programmatra 5 e 20 milioni di euro
Intensità massima dell’agevolazionefino al 75% delle spese ammissibili
Forma dell’aiutocontributo a fondo perduto + finanziamento agevolato
Quota riservata alle PMI60% (180 milioni) nei primi sei mesi dall’apertura dello sportello, di cui un quarto alle sole micro e piccole imprese
Quota riservata al Mezzogiorno40% (120 milioni) nei primi sei mesi dall’apertura dello sportello
Riserve premiali10% rating di legalità (rilasciato dall’AGCM) + 10% certificazione della parità di genere
Soggetto gestoreInvitalia
Modalità di selezioneordine cronologico di presentazione, istruttoria in due fasi
Tempi di concessionedelibera entro 120 giorni dal ricevimento della domanda

Chi può presentare domanda

Possono accedere le imprese della filiera automotive, che presentino il progetto singolarmente oppure in forma congiunta, fino a un massimo di cinque partecipanti. È l’apertura più interessante per i distretti della componentistica, dove un investimento coordinato tra fornitori ha spesso più senso industriale di cinque investimenti separati.

Su un punto conviene però attendere il testo del decreto prima di impostare il progetto: non è ancora noto come si applichi la soglia minima di 5 milioni a un programma presentato in forma congiunta. Nella disciplina dei contratti di sviluppo ordinari convivono due schemi diversi: nel caso generale la soglia riguarda il programma complessivo, ma con importi minimi da rispettare sia per il proponente sia per ciascuna impresa aderente; nel caso dei programmi realizzati tramite contratto di rete i limiti si applicano invece unitariamente alla rete nel suo insieme. Quale dei due criteri valga qui lo stabilirà il decreto ministeriale, ed è una differenza che cambia radicalmente la struttura di un progetto di filiera.

Le riserve di risorse premiano due categorie, e operano nei primi sei mesi successivi all’apertura dello sportello:

  • le PMI, alle quali va il 60% della dotazione, con una sotto-quota destinata alle sole micro e piccole imprese (classificazione secondo l’allegato I del regolamento UE 651/2014);
  • gli stabilimenti del Mezzogiorno, con il 40% delle risorse destinato a programmi realizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

A queste si aggiungono due quote del 10% ciascuna riservate alle imprese in possesso del rating di legalità rilasciato dall’AGCM e della certificazione della parità di genere.

Il vincolo temporale dei sei mesi è la chiave per leggere correttamente la ripartizione: le due riserve principali sommano il 100% della dotazione, ma non costituiscono una divisione permanente delle risorse. Operano come corsie preferenziali nella fase iniziale dello sportello, quando la competizione per i fondi è più intensa.

Attenzione poi a un punto che riguarda direttamente le imprese del Nord: le riserve orientano l’allocazione, ma la misura è nazionale. Un’impresa della componentistica emiliana, lombarda o piemontese può presentare domanda; se ha i requisiti dimensionali, nella finestra iniziale concorre sulla riserva PMI, che non ha delimitazione territoriale.

Rispetto al precedente sportello dei mini contratti di sviluppo, chiuso nel maggio 2025, cambia inoltre il perimetro territoriale della riserva meridionale, che ora include anche l’Abruzzo: le imprese abruzzesi, escluse dalla tornata 2025, rientrano tra i destinatari.

Quali investimenti sono finanziabili

Il DPCM 10 giugno 2026 individua tre famiglie di investimenti produttivi, riprese dal decreto ministeriale:

  1. Sviluppo, ingegnerizzazione, testing e produzione di nuovi veicoli, soluzioni di mobilità e sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni.
  2. Parti, componenti, sistemi e tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura.
  3. Diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca.

Su quest’ultima linea il DPCM apre esplicitamente ai settori a potenziale dual-use, a condizione che mantengano interoperabilità tecnologica o funzionale con la mobilità sostenibile. È la porta più interessante per i fornitori meccanici che stanno cercando sbocchi al di fuori dell’auto: la riconversione non deve necessariamente restare dentro il perimetro del veicolo.

Agli investimenti produttivi possono affiancarsi:

  • progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale;
  • percorsi di formazione del personale, entro il limite del 10% dell’investimento complessivo.

Le voci di spesa: cosa sappiamo e cosa manca

Il MIMIT non ha ancora diffuso l’elenco delle spese ammissibili specifiche di questa linea, né la ripartizione tra contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato all’interno del 75% complessivo. Entrambi gli elementi saranno leggibili solo nel testo del decreto ministeriale e nelle successive disposizioni attuative.

Nella disciplina generale dei mini contratti di sviluppo (DM 12 agosto 2024), le spese ammissibili riguardano l’acquisto e la costruzione di immobilizzazioni materiali e immateriali: suolo aziendale e sistemazioni, opere murarie e assimilate, macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica, programmi informatici, brevetti, licenze e know-how, con limiti percentuali differenziati per singola voce. È un riferimento utile per impostare il piano di investimento, ma va trattato come tale: la conferma per la linea automotive va attesa dal decreto.

Un dato che cambia la strategia di presentazione

I 300 milioni annunciati non sono una dotazione aggiuntiva: coincidono con la somma di tutte le annualità già assegnate ai mini contratti di sviluppo dalla ripartizione del Fondo Automotive, distribuite tra i residui 2025 e gli esercizi dal 2027 al 2030. Sull’annualità 2026 non c’è competenza, perché l’intera quota dell’anno è destinata agli Accordi per l’innovazione.

La conseguenza pratica è netta: la tranche immediatamente disponibile è quella dei residui 2025, pari a un terzo della dotazione complessiva. Sommato al criterio dell’ordine cronologico di presentazione — non una graduatoria di merito — significa che le risorse si consumano nell’ordine di arrivo e che arrivare con un progetto già istruito fa la differenza tra ottenere l’agevolazione e restare fuori.

Cosa succede adesso

La data di apertura dello sportello e le modalità di invio delle domande saranno fissate con un successivo decreto direttoriale. La gestione dello strumento è affidata a Invitalia, che cura anche l’istruttoria; le informazioni sull’intervento saranno pubblicate sulla piattaforma Incentivi.gov.it.

Il tempo tra l’annuncio e l’apertura è la finestra in cui si costruisce un progetto competitivo. In concreto, le attività da avviare ora sono:

  • definire il perimetro del programma di investimento e verificare che rientri nella forbice dimensionale prevista;
  • verificare la classificazione dimensionale dell’impresa, che determina l’accesso alle quote riservate;
  • valutare l’opportunità di una presentazione congiunta con altri soggetti della filiera;
  • impostare il piano economico-finanziario e la documentazione tecnica richiesta dall’istruttoria in due fasi;
  • valutare l’attivazione di rating di legalità e certificazione della parità di genere, che aprono l’accesso alle riserve premiali;
  • verificare la cumulabilità con le altre agevolazioni già in essere o programmate sugli stessi investimenti.

Contattaci per supporto

Prefina affianca le imprese della filiera meccanica e automotive nella valutazione di ammissibilità, nella costruzione del piano di investimento e nella gestione della domanda, dall’istruttoria alla rendicontazione.

Se stai valutando un programma di investimento in innovazione di prodotto, riconversione produttiva o tecnologie per la mobilità sostenibile, contattaci per un’analisi preliminare: capiremo insieme se il progetto rientra nel perimetro della misura e come impostarlo per essere pronti all’apertura dello sportello.

Articolo aggiornato al 10 settembre 2026. Il testo del decreto ministeriale e le disposizioni attuative non sono ancora stati pubblicati: alcuni elementi della misura, tra cui l’elenco delle spese ammissibili e la ripartizione tra fondo perduto e finanziamento agevolato, potranno essere precisati nei provvedimenti successivi.