Transizione 4.0 e 5.0: le novità della Manovra 2026 e il futuro delle imprese

Transizione 4.0 e 5.0: le novità della Manovra 2026 e il futuro delle imprese

Negli ultimi anni, le parole Transizione 4.0 e 5.0 sono diventate familiari a tutte le imprese italiane. Due strumenti che hanno guidato investimenti, innovazione e trasformazione, seppur con approcci diversi: il primo concentrato sulla digitalizzazione e sull’automazione, il secondo pensato per integrare anche la sostenibilità energetica.

Oggi, con la Manovra di Bilancio 2026, il Governo annuncia un passo ulteriore: superare la frammentazione e unire i due incentivi in un unico piano strutturale. Non più quindi misure a tempo, finanziate a singhiozzo, ma un modello stabile che accompagni davvero le imprese nel percorso di innovazione e competitività.

Dal 4.0 al 5.0: cosa è stato fatto finora

Il Piano Transizione 4.0 ha generato risultati tangibili: in soli tre anni, le aziende hanno maturato oltre 29 miliardi di euro di crediti d’imposta, con una forte ricaduta in termini di innovazione di processo e creazione di nuovi posti di lavoro.

Il 5.0, pur partito più lentamente, ha portato in primo piano un aspetto cruciale: l’efficienza energetica. Gli investimenti ammessi, infatti, devono dimostrare una riduzione dei consumi, spingendo le imprese a integrare tecnologie digitali con soluzioni per la sostenibilità – consulta la pagina dedicata per tutti i dettagli.

Negli ultimi mesi, nonostante i vincoli, le richieste sono cresciute rapidamente, superando i 2 miliardi di euro in prenotazioni.

La svolta della Manovra 2026

Le anticipazioni confermano che la Legge di Bilancio 2026 introdurrà un nuovo incentivo unico, che unisce le caratteristiche del 4.0 e del 5.0. Le principali novità:

  • Strumento strutturale: finanziato con risorse nazionali, quindi non più legato solo al PNRR.

  • Stop al vincolo DNSH: sarà superata la clausola che escludeva le imprese energivore. Settori come acciaierie, cartiere e vetrerie potranno finalmente accedere agli incentivi.

  • Progetti più ampi: non solo digitalizzazione, ma anche interventi su larga scala di efficientamento energetico.

  • Procedure semplificate: l’obiettivo dichiarato è rendere l’iter più snello e accessibile anche alle PMI.

  • Conferma di strumenti complementari: Fondo di Garanzia PMI, Contratti di Sviluppo e Accordi per l’Innovazione continueranno a rafforzare il sistema.

Le dichiarazioni di Bitonci: digital e green insieme

Il sottosegretario al MIMIT, Massimo Bitonci, ha spiegato chiaramente la direzione intrapresa dal Governo: «La nuova misura unificherà gli obiettivi di digitalizzazione con quelli di decarbonizzazione ed efficienza energetica».

Bitonci ha anche evidenziato che il superamento dei vincoli europei troppo stringenti (come il DNSH) è indispensabile per non lasciare indietro comparti strategici ad alta intensità energetica. Inoltre, ha ricordato come il 5.0, inizialmente poco utilizzato, abbia mostrato una netta crescita nell’ultimo semestre, dimostrando che le imprese sono pronte a investire in progetti sostenibili se supportate da strumenti chiari e accessibili.

Cosa cambia per le imprese

Con la nascita del nuovo piano, le aziende italiane potranno contare su:

  • Maggiore certezza normativa: non più stanziamenti “a scadenza”, ma una misura stabile.

  • Opportunità estese a tutti i settori, incluse le imprese energivore.

  • Pianificazione a medio-lungo termine, senza il rischio di rimanere escluse per esaurimento fondi.

  • Accesso facilitato al credito, grazie anche alla conferma del Fondo di Garanzia PMI.

Il passaggio da Transizione 4.0 e 5.0 a un piano unico strutturale rappresenta un vero cambio di paradigma. Non si parla più solo di incentivi fiscali, ma di una politica industriale integrata, capace di tenere insieme digitale ed energia, innovazione e sostenibilità.
Per le imprese, il 2026 sarà l’anno per ripensare alle proprie strategie: chi saprà investire in progetti innovativi e sostenibili potrà cogliere integralmente questa nuova occasione di crescita.
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