Finanziamenti agevolati per le imprese: come funzionano e quali sono

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Quando un’impresa cerca risorse per un investimento, il finanziamento agevolato è lo strumento più frainteso del panorama della finanza agevolata. Non è un sinonimo di “agevolazione” e non è un contributo: è un prestito vero e proprio, che l’impresa restituisce, concesso però a un tasso sensibilmente inferiore a quello di mercato grazie all’intervento di risorse pubbliche.

È una distinzione che conta, perché cambia il modo in cui l’operazione entra in bilancio, i tempi di accesso alle risorse e la convenienza complessiva dell’investimento.

In questa guida, chiariamo cosa sono i finanziamenti agevolati per le imprese e ti raccontiamo il percorso da seguire, passo dopo passo, per sapere cosa aspettarti e non lasciarti sfuggire le opportunità disponibili.

Cosa sono i finanziamenti agevolati

Il finanziamento agevolato è un prestito a medio-lungo termine erogato a condizioni fuori mercato. Il vantaggio per l’impresa non sta in una somma ricevuta a fondo perduto, ma nel costo del denaro: un tasso vicino allo zero su una durata di diversi anni produce un risparmio che, su importi rilevanti, può valere quanto un contributo.

Il meccanismo si regge su due possibili architetture.

  1. Nella prima, l’ente pubblico eroga direttamente il finanziamento attingendo a un fondo dedicato, e il tasso è agganciato per legge a un parametro europeo. È il caso dei finanziamenti SIMEST, dove l’impresa sceglie al momento della domanda un tasso pari al 10%, 50% o 80% del tasso di riferimento applicabile, e il tasso così determinato resta fisso per tutta la durata del finanziamento. Alla data di redazione di questa guida (settembre 2026), il tasso agevolato SIMEST per i finanziamenti per l’internazionalizzazione e per quelli con risorse PNRR è pari allo 0,371%.
  2. Nella seconda, la più diffusa a livello regionale, il finanziamento nasce da una provvista mista: una quota pubblica a tasso zero e una quota bancaria a condizioni di mercato, che si fondono in un’unica operazione con un tasso medio ponderato molto basso. Sono i cosiddetti fondi rotativi, dove le rate restituite dalle imprese tornano nel fondo e finanziano le domande successive. Fondo StartER e Fondo EnERgia per le imprese dell’Emilia-Romagna ne sono un esempio.

Dove cercare i bandi per le imprese

Il primo passo pratico è capire chi eroga il bando che si intende richiedere, perché cambia il portale a cui rivolgersi e le regole da rispettare. La finanza agevolata si muove su più livelli:

  • Unione Europea: i fondi europei per le imprese arrivano soprattutto tramite programmi gestiti a cascata da Stato e Regioni;
  • Stato: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ancora conosciuto da molti con il vecchio acronimo MISE, pubblica misure valide su tutto il territorio nazionale, mentre Invitalia gestisce quelle rivolte a imprenditorialità e startup;
  • Regioni: attivano i fondi regionali attraverso i propri programmi operativi. In Emilia-Romagna, ad esempio, sono periodici i finanziamenti regionali che coprono ammodernamento, efficienza energetica e sviluppo rurale, e non mancano gli incentivi regionali dedicati a specifici distretti produttivi;
  • Camere di Commercio: pubblicano ogni anno i bandi della Camera di Commercio su temi come digitalizzazione, internazionalizzazione e sicurezza;
  • Enti locali: in alcuni casi attivano misure più circoscritte, i bandi degli enti locali, legati a specifiche aree del territorio.

 

Monitorare tutti questi livelli insieme è complesso, ma resta il punto di partenza per non lasciarsi sfuggire un’opportunità e puoi sempre consultare le pagine di Prefina per restare aggiornato o parlare con un nostro esperto di finanza agevolata per trovare la giusta opportunità per la tua azienda.

Chi eroga i finanziamenti agevolati

A differenza dei contributi a fondo perduto, distribuiti da una platea molto ampia di enti, i finanziamenti agevolati passano da un numero ristretto di soggetti, perché richiedono una struttura finanziaria dedicata.

A livello nazionale operano SIMEST, per gli investimenti legati alla competitività internazionale, e Invitalia, per la nuova imprenditorialità e le startup innovative. A livello regionale intervengono i fondi rotativi alimentati dai programmi FESR: in Emilia-Romagna il Fondo EnERgia e il Fondo StartER, entrambi gestiti in convenzione con il sistema bancario.

L’Unione Europea, di norma, non eroga direttamente: mette le risorse che Stato e Regioni traducono in strumenti operativi.

I principali finanziamenti agevolati attivi

SIMEST – Fondo 394/81

È la famiglia di strumenti più articolata, dedicata alle imprese che investono sui mercati esteri o in progetti di transizione digitale ed ecologica collegati alla competitività internazionale. La durata standard è di 6 anni, di cui 2 di preammortamento.

Il finanziamento può essere accompagnato da una quota non rimborsabile: fino al 10% dell’intervento agevolativo richiesto, con un massimo di 100.000 euro, in presenza dei requisiti previsti.

Fondo Energia – Regione Emilia-Romagna

Finanzia efficientamento energetico, autoproduzione da fonti rinnovabili ed economia circolare. Prevede finanziamenti fino a 1.000.000 di euro, a tasso zero per il 75% dell’importo erogato e a un tasso convenzionato non superiore all’Euribor 6 mesi più 4,99% per il restante 25%, con durata fino a 96 mesi e possibilità di 12 mesi di preammortamento.

È previsto anche un contributo non rimborsabile per le spese tecniche, fino al 12,5% della quota pubblica del finanziamento ammesso, erogato dopo la rendicontazione finale. La finestra in corso va dalle 11:00 del 12 ottobre 2026 alle 16:00 del 30 novembre 2026, salvo chiusura anticipata per esaurimento delle risorse.

Fondo StartER – Regione Emilia-Romagna

Dedicato alla nuova imprenditorialità. Il Fondo StartER si rivolge a micro e piccole imprese iscritte al Registro delle Imprese da meno di cinque anni e prevede mutui chirografari da 20.000 a 500.000 euro, di durata compresa tra 18 e 96 mesi, con il 75% della provvista pubblica a tasso zero, percentuale che sale all’80% per le imprese femminili.

Smart&Start Italia e ON – Invitalia

Smart&Start sostiene le startup innovative: finanzia piani d’impresa tra 100.000 euro e 1,5 milioni con un finanziamento a tasso zero che copre l’80% delle spese ammissibili, quota che sale al 90% per compagini interamente femminili, under 36 o con un dottore di ricerca rientrato dall’estero, e prevede il 30% a fondo perduto per le sedi nel Mezzogiorno.

ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero si rivolge invece a imprese giovanili e femminili costituite da non più di 60 mesi, ma va segnalata una novità importante: dal 1° luglio 2026, esaurite le risorse destinate al fondo perduto, la misura concede il solo finanziamento agevolato.

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Cosa non è un finanziamento agevolato

Tre strumenti molto diffusi vengono spesso classificati come finanziamenti agevolati, ma funzionano in modo diverso.

La Nuova Sabatini è un contributo in conto impianti. Il Ministero non riduce il prezzo del bene e non abbatte il tasso che l’impresa paga alla banca: restituisce una somma pari agli interessi calcolati in via convenzionale al 2,75% per i beni ordinari e al 3,575% per i beni 4.0 e green, mentre il finanziamento bancario resta a condizioni di mercato. La Legge di Bilancio 2026 l’ha rifinanziata con 650 milioni di euro per il biennio 2026-2027.

La garanzia pubblica non incide sul costo del denaro ma sull’accesso al credito: un fondo di garanzia copre parte del rischio della banca, rendendo possibile un’operazione che altrimenti richiederebbe garanzie reali difficili da prestare.

Il credito d’imposta e le maggiorazioni fiscali, come l’iperammortamento, non erogano denaro e non sono prestiti: riducono il carico fiscale in proporzione all’investimento sostenuto.

Come si valuta la convenienza

Il vantaggio di un finanziamento agevolato si misura in equivalente sovvenzione lordo, cioè nella differenza tra quanto l’impresa pagherebbe a condizioni di mercato e quanto paga effettivamente. È un dato che conviene calcolare prima di presentare domanda, per due ragioni.

La prima è di merito: su durate lunghe e importi consistenti il risparmio di tasso può superare il valore di un contributo a fondo perduto ottenuto su un’altra misura. La seconda è di strategia: quasi tutti questi strumenti sono concessi in regime de minimis, che fissa un tetto di 300.000 euro per impresa unica nell’arco di tre anni. Il vantaggio consuma plafond, quindi l’ordine con cui si presentano le domande nel triennio incide sul risultato complessivo più della convenienza della singola operazione.

Va considerato anche l’effetto contabile: il finanziamento agevolato entra tra i debiti verso altri finanziatori e non concorre al reddito, mentre la quota non rimborsabile è un contributo e segue la destinazione delle spese finanziate.

Come ottenere i contributi: la documentazione

Una volta scelto lo strumento, la fase successiva è verificare di avere i requisiti richiesti (fatturato, forma giuridica, localizzazione e settore di attività variano da bando a bando) e predisporre la documentazione, come business plan, preventivi, relazioni tecniche, visura camerale, bilanci. L’elenco esatto cambia da misura a misura, ma la logica di fondo resta la stessa: dimostrare che l’investimento è reale, coerente con i requisiti del bando e sostenibile per l’azienda.

La domanda si presenta quasi sempre online, tramite portali dedicati (talvolta anche via PEC), e le modalità indicate nel bando sono le uniche accettate.

Valutazione, erogazione e rendicontazione

Dopo la presentazione, le domande vengono valutate seguendo una di due logiche, che cambiano parecchio la strategia con cui conviene muoversi.

  • A sportello: le domande vengono esaminate in ordine di arrivo e i fondi si assegnano man mano, fino a esaurimento delle risorse disponibili. Qui non basta avere i requisiti giusti, conta anche la velocità. Chi presenta la domanda per primo ottiene il contributo, anche se altri progetti, arrivati dopo, sarebbero altrettanto validi.
  • A graduatoria (o bando valutativo): tutte le domande arrivate entro la scadenza vengono esaminate e messe in lista secondo un punteggio, assegnato in base a criteri definiti nel bando (ad esempio l’impatto occupazionale, il grado di innovazione del progetto o la sostenibilità ambientale dell’investimento). I fondi vanno a chi ottiene il punteggio più alto, non a chi ha presentato la domanda per primo.

 

In entrambi i casi, l’ente erogatore può richiedere integrazioni alla documentazione prima di completare l’istruttoria.

Quando viene erogato il contributo

L’erogazione del contributo può essere anticipata rispetto alla realizzazione del progetto oppure, più spesso, successiva alla rendicontazione delle spese, che va tenuta in ordine sin dal primo giorno: ogni fattura, ogni pagamento tracciato, ogni scostamento dal progetto originale approvato in anticipo. È la fase che, più di ogni altra, perché potrebbe far perdere il contributo se non rispetta tutte le richieste previste.

Come si richiede un finanziamento agevolato

L’iter di un finanziamento agevolato ha due passaggi in più rispetto a un contributo.

  1. Il primo è l’istruttoria creditizia. Dove la provvista è mista, serve una delibera favorevole della banca convenzionata sulla propria quota: senza quella, la domanda non si perfeziona. È il passaggio che allunga i tempi e che va avviato in parallelo alla preparazione della documentazione, non dopo.
  2. Il secondo è la documentazione tecnica di progetto. Sul Fondo Energia, ad esempio, l’ammissibilità è subordinata a una diagnosi energetica redatta da un tecnico abilitato, che identifichi gli interventi da realizzare. Nelle misure per la nuova imprenditorialità il documento centrale è invece il piano d’impresa, con il conto economico previsionale.

 

Vale in ogni caso la regola generale: le spese devono essere avviate dopo la presentazione della domanda, con le sole eccezioni espressamente previste dal bando. Le risorse, in gran parte di questi strumenti, sono assegnate in ordine cronologico di arrivo fino a esaurimento; quindi, la data di apertura dei termini va presidiata con la documentazione già pronta.

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